La mia formazione è basata su un approccio di stampo psicodinamico, ovvero un orientamento terapeutico che si interroga sulle cause profonde del disagio psichico, sostenendo l’esistenza di un mondo inconscio in cui risiedono forze mentali in interazione e spesso in conflitto tra di loro.
Il lavoro terapeutico consiste sostanzialmente, ma non solo, nel far riaffiorare le radici dei conflitti inconsci che hanno causato le problematiche attuali e nell’analizzare i meccanismi psicologici sottostanti a determinati comportamenti, sintomi e modalità relazionali che producono disagio e malessere nella vita del paziente.
In un’ottica psicodinamica, i sintomi manifesti (ad, es. stati ansiosi e/o depressivi, fobie, ossessioni, difficoltà relazionali, dipendenze, disturbi del comportamento alimentare ecc.) rappresentano il modo peculiare del soggetto di far fronte alla sua sofferenza e di rispondere a determinate circostanze di vita, in maniera del tutto inconscia.
La finalità della psicoterapia psicodinamica è quella di rendere possibili processi trasformativi della sofferenza psichica, in modo tale che il paziente abbandoni definitivamente sintomi o disturbi psicologici (determinati da processi inconsci) e adotti strategie consce più efficaci e adeguate ai propri desideri e volte a rendere più armonico ed equilibrato il suo rapporto con se stesso e con gli altri e a procurargli, dunque, un grado di maggiore benessere.
L’orientamento psicodinamico nasce con le teorie di Sigmund Freud dei primi anni del ‘900, ma ha saputo ampliarsi e adattarsi ai tempi ai cambiamenti della società, integrando le nuove scoperte nell’ambito delle neuroscienze, della psicologia dinamica e clinica e delle nuove teorie sociali.
Tale approccio comporta per il terapeuta un lungo percorso di formazione teorica ed esperienziale, arricchita da un approfondito percorso psicoterapeutico personale che ha lo scopo di conoscere e poter trattare adeguatamente le sofferenze e i conflitti che gli esseri umani si trovano ad affrontare.